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Scacchiera e Bang

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-Memoria è linea-  "Between the line" è il nome che l'architetto Daniel Libeskind da al suo progetto: l'ampliamento del museo ebraico di Berlino. Il progetto di Libeskind ha una forte connotazione simbolica, i due edifici apparentemente divisi sono in realtà profondamente legati, l'accesso al primo non è raggiungibile se non si passa dal secondo, infatti per accedere alla nuova ala bisogna passare per una via interrata collocata in un vuoto di cemento che collega ambedue gli edifici, questa scelta progettuale sta a simboleggiare il legame che esiste tra le due storie. Il progetto di sviluppa su tre assi: l'Asse dell'olocausto che porta alla Torre dell'Olocausto, una torre alta circa 20 metri in cemento dove la luce arriva dall'alto ma non scalda, l'Asse dell'esilio che conduce al Giardino dell'Esilio, uno spazio aperto che contiene 49 piloni inclinati di 12 gradi, l'inclinazione serve a destabilizzare lo spettatore, l'ultim...

Parte 7 da "Architettura e modernità"

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Parte settima Il successo dell’architettura nel mondo 1988-2000 ●Il mondo decostruito:   Nel 1988 una mostra dal titolo “Deconstructivist Architecture” presenta a New York diversi architetti: Peter Eisenman, Zaha Hadid, Frank Gehry, Coop Himmelb(l)au, Wolf D Prix, Helmut Swiczinsky e Michael Holzer, Bernard Tschumi, Daniel Libeskind e Rem Koolhaas. La mostra riscuote successo sia per le personalità presenti sia per il significato del nome. Il decostruttivismo in se si propone non di eliminare la norma classica ma di ribaltarne il significato rileggendo la realtà in chiave diversa, e soprattutto si propone come nuovo –ismo che rinnova la forma dando un peso nella società all’architettura. ●Un mondo aperto: Verso la fine del XX secolo la situazione mondiale comincia a cambiare, i paesi sotto il blocco sovietico riescono a liberarsi dal sistema comunista, crolla il muro di Berlino (1989), molti stati della Russia acquisiscono autonomia politica, l’Iran punt...

Aree Tor Sapienza

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Storia Tor Sapienza La borgata Tor Sapienza viene inaugurata nel 1923, dopo che Michele Testa e la Cooperativa Tor Sapienza dell’Agro Romano realizzano 25 case, consolidata ulteriormente dalla realizzazione della ferrovia. Dal 1929 la borgata si espande sempre di più anche nelle aree dell’agro romano con permessi provvisori. Negli anni 60 il boom economico arriva fin qui con il trasferimento delle aree industriali da Ostiense verso la periferia est. Tor Sapienza si espande e viene considerato un quartiere operaio ricevendo lavoratori di ogni parte dell’Italia. La crisi degli anni ’70 colpisce anche questa parte della città con conseguente riduzione del personale nelle fabbriche e in fine la chiusura facendo entrare il quartiere in una fase di depressione e abbandono della popolazione. Negli anni ’80 vengono realizzati palazzi a scopi abitativi spingendo sempre di più il quartiere a diventare una “periferia”. Il quartiere è immerso nei prati, scarsamente collegato e contr...

To Do Time - Compagni di strada e ipotesi di progetto

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IPOTESI DI TRE PROGETTI 

To Do Time- La crudeltà dell'arte

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Little Electric Chair,  Andy Warhol,  1964 Parola chiave: Realtà     America post bellica, il reddito delle famiglie americane sempre più alto, enormi cartelloni tappezzano le strade delle più grandi metropoli, star del cinema , marche famose , oggetti seriali: questa è la scenografia degli anni 60. L'opera in questione fa parte di una serie di fotografie intitolate "little electric chair" mai pubblicate dalla stampa per la loro crudezza. Questa serie è un "pugno nello stomaco" per lo spettatore, l'utilizzo di colori complementari, la posizione dell'oggetto, unico elemento presente nella scena, l'impersonalità della stanza, spoglia e sporca, tutto risalta all'occhio di chi osserva, tutto questo serve solo a ritardare la verità sull'immagine che sto guardando.  l'immagine di una sedia elettrica, un mezzo di morte. La parola giusta per descrivere quest'opera è grottesco, ma anche reale, e quindi è proprio la realtà in cui vivia...

To Do Time- Tre architetture.

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           Foreign Office Architects, International port terminal, Yokohama 1995-2002 "Lo strumento di controllo del progetto è interamente digitale e i due giovani architetti (Farshid Moussavi e Alejandro Zaera-Polo) riescono a portare a termine l’opera sperimentando pezzo per pezzo il nuovo know how informatico, progettuale e tecnologico. L’interesse del progetto non è tanto nella specificità dell’idea architettonica – un’idea come dicevamo ampiamente dibattuta – quanto nella grande scala della realizzazione, nella messa a punto di appropriati strumenti informatici di controllo sia della progettazione sia del cantiere e nell’affermazione di architetti di nuova generazione sullo scenario internazionale"  p. 405 Ludwig Mies Van Der Rohe, IIT campus, Chicago, 1938  "Lascia la Germania per diventare il direttore dell’Illinois Institute of Technology di Chicago con l’incarico di progettare il piano d’insieme del ...

Mappa di Roma: Street Art- La rivoluzione gentile di Roma

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